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Ischia? Il condono è il riconoscimento di un fallimento

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Intervista a Mauro Grassi, Direttore Generale di Italia Sicura, l'unità operativa di Palazzo Chigi contro il dissesto idrogeologico, dal 2014 al 2018

Firenze - 29 novembre 2022 _ Mauro Grassi, 71 anni, nella sua lunga esperienza professionale ha ricoperto molteplici ruoli: da quello di Diretttore generale della Regione Toscana dal 2000 al 2011, a quello di Assessore all'Urbanistica nel comune di Livorno  ma soprattutto è stato dal 2014 al 2018, DIrettore Generale di “Italia Sicura”, una sorta di Coordinamento innovativo legato al Governo sul tema del dissesto idrogeologico nel nostro Paese e sulle iniziative atte a contrastarlo. E in questi giorni, dopo la catastrofe di Ischia, non sono pochi a ricordare che la soppressione di questa struttura avvenuta nel 2018, con la nascita del governo gialloverde, ha creato comunque un “vuoto” che di fatto non è mai stato riempito.  Per chiarire meglio il tutto, Grassi ha accettato di rispondere alle nostre domande in merito.

1)Lei è stato Direttore Generale di "Italia Sicura" l'unità di missione del Governo Renzi prima e Gentiloni poi, per contrastare il dissesto idrogeologico di questo Paese. Ultimamente è stata richiamata in causa, per via della catastrofe di Ischia, perché è stato ricordato che è stata "chiusa" dal governo di Giuseppe Conte nel 2018. Si è mai domandato perché l'hanno voluta sopprimere? Che risposte si è dato?

La Struttura di Missione “Italia Sicura”era stata creata per creare una nuova, efficace, “governance” alla lotta contro il dissesto idrogeologico. Si era dato un “centro forte”, incardinato nella presidenza del consiglio, in grado di coordinare i mille enti e istituzioni e ministeri che avevano competenze in questo campo attraverso un unico Piano ventennale. E si era messa in relazione diretta una “periferia forte” riconoscendo al Presidente di Regione anche il ruolo di Commissario di Governo delegato alla messa in opera degli interventi del Piano. Perché l’hanno chiusa? Perché non hanno capito cosa era e non hanno capito i problemi legati alla gestione della Prevenzione in Italia. E si è visto il risultato con il ritorno al “non glorioso” passato.

2) Concorda anche lei con l'idea che il condono edilizio post -terremoto di Ischia del 2018 voluto dal Governo Conte I è alla base di questa tragedia?

Il condono è il riconoscimento di un fallimento. La causa è la gestione oltre che cinquantennale dell’abusivismo. Sempre tollerato, sempre giustificato, sempre premiato. D’altronde senza abusivismo l’isola di Ischia sarebbe un’isola con pochi abitanti e con pochi turisti. Questa prevedeva la sua natura.

3) Oltre ad essere stato Dg di Italia Sicura lei è un economista e uno statistico prestato al settore pubblico: non sarà un problema per lei quantificare allora quanto ci costa ogni anno questa situazione di dissesto idrogeologico su il territorio nazionale e quanto ci costerà in futuro…

Il dissesto idrogeologico ci costa circa tre miliardi ogni anno. Senza contare le vittime, i danni non valutabili, psicologici e sociali, e le ferite a beni culturali e paesaggistici. A fronte di questa cifra spendiamo in prevenzione non più di 300/400 milioni all’anno. E’ una situazione inaccettabile. La spesa contro il dissesto idrogeologico, per interventi strutturali e manutenzione del territorio, dovrebbe avvicinarsi al miliardo e mezzo per i prossimi venti anni.

 

4) Fermo restando che ad oggi probabilmente Italia Sicura o una struttura similare non verrà rimessa in piedi dall'attuale governo, che cosa pensa si possa suggerire all'esecutivo Meloni per evitare almeno in futuro di trovarsi a gestire così male  la questione del dissesto idrogeologico nei prossimi anni?

Direi di sposare lo stesso principio di governance che era nostro: un solo centro forte, incardinato nella presidenza del consiglio, e una sola periferia forte incardinata nel presidente di regione. Quindi un Piano ventennale con 30 miliardi di interventi e almeno 10 miliardi di manutenzione del territorio. Ed infine la scelta di persone valide per gestire la policy. Di incapaci ce ne sono già troppi.

 

5) Nel Consiglio dei Ministri di domenica 27 novembre si deciso che "entro l'anno sarà approvato il Piano Nazionale di adattamento al cambiamento climatico"? Lei pensa che sia uno strumento sufficiente per gestire questo tipo di emergenze?

Secondo la mia stima il Piano di adattamento climatico richiederebbe circa 500 miliardi in trenta anni.

Ovviamente sarebbe compreso in questo MetaPiano anche il Piano Acqua contro il dissesto idrogeologico e contro la siccità. Si tratterebbe di spendere circa 17 miliardi all’anno che sono alla portata di un paese serio che vuole investire nella mitigazione degli effetti del cambiamento climatico ma anche nella modernizzazione infrastrutturale del paese. 

Oltre ai soldi occorrerebbe una Governance nuova, tipo quella proposta per il Piano contro il dissesto idrogeologico, e una serie di leggi e norme di semplificazione per la gestione in tempi certi e non troppo dilatati di progettazioni, gare e cantieri.

 

Angelo Pugliese 

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