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Unione Europea e Crisi energetica: soluzioni nazionali per un problema Comunitario?

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Bollette in aumento, rischi di razionamento e speranze di coordinamento in un difficile momento della storia della istituzione continentale

I prezzi del comparto energia continuano a salire. E non è solo colpa della Guerra di aggressione Russa nei confronti dell’Ucraina. Ovviamente l’evento bellico ha peggiorato gravemente la situazione, ma la tendenza era oramai in atto da più di un anno.

 

A pagare un peso non di poco conto è sicuramente l’Unione Europea. In particolar modo i 27 stati nazionali della istituzione continentale, che nell’arco della evoluzione dei poteri della stessa hanno ritenuto non necessario dotare la Commissione dei poteri necessari di regolazione sulla materia energetica.

 

E così ci troviamo di fronte a delle soluzioni nazionali per affrontare un problema che ha tutta l’aria di essere un problema della Comunità Europea. 

 

 

Questo non vuol dire che a Bruxelles non si sia voluto fare nulla. I limiti dei poteri di mandato sull’approvvigionamento energetico sono evidenti ma diverse decisioni sono state delineate a livello unitario come: a) riduzione obbligatoria dei consumi nelle ore di punta; b) il contributo da calcolare sugli extraprofitti delle grandi Società del segmento energetico ; c) un sostegno finanziario alla piccole e medie imprese e alle famiglie per evitare che impatto dell’aumento delle bollette sia devastante; d) il “disallineamento” del prezzo dell’energia elettrica da quello del gas.

 

Gli Stati nazionali hanno dovuto prendersi il resto della responsabilità decisionale. In alcuni casi hanno riprodotto a livello “locale” le decisioni Ue, come quella della tassazione degli extraprofitti o dell’aiuto alle famiglie o con sgravi o con un sussidio monetario per pagare la spesa energetica.

 

In altri casi hanno varato politiche di collaborazione energetica coi propri “vicini” ( come la Bulgaria con la Macedonia del Nord) ; nella maggior parte dei casi hanno iniziato a “correre” per ridurre giorno dopo giorno la dipendenza energetica dalla Repubblica Federale Russa, sia aumentando il “bouquet” delle fonti rinnovabili disponibili, sia riscoprendo antiche alleanze energetiche nel campo dei combustibili fossili, con i paesi del Maghreb o dell’Area Medio-Orientale.

 

Quello che è evidente che il mancato coordinamento a livello Comunitario ha comportato e comporterà diverse false partenze delle riprese dei consumi. E’ necessario cambiare Visione. Se possibile privilegiando anche gli investimenti per la ricerca sia di nuove fonti rinnovabili che di un nuovo approccio per altre che per motivi di carattere “ideologico” sono state marginalizzate negli ultimi 30 anni.

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